12 - L'abrogazione tacita

L’abrogazione tacita: caratteristiche rispetto alla abrogazione espressa

 

(R.P.)

 

Si ha abrogazione tacita di preesistenti norme di legge quando queste risultano incompatibili con quelle di una nuova legge o quando la nuova legge regoli “l’intera materia” già regolata dalla precedente legge(art. 15 preleggi).

Vi sono differenze notevoli tra abrogazione espressa e abrogazione tacita.

1) mentre nel caso della abrogazione espressa il legislatore dispone direttamente la fuoriuscita dall’ordinamento di una precedente disposizione (con tutti i suoi possibili significati), nella considerazione della sua inopportunità a continuare ad esistere o della ravvisata incompatibilità con la nuova regola (per cui l’incompatibilità viene eliminata alla radice), nel caso della abrogazione tacita, sussistendo sia la nuova che la precedente disposizione, la valutazione della incompatibilità tra le norme è stabilita di volta in volta dall’organo dell’applicazione, in definitiva dal giudice. Ma è possibile che altri giudici interpretino la disposizione precedente non incompatibile con quella successiva[1] Poiché ciò determina uno stato di incertezza circa il diritto vigente, si spiega la raccomandazione di tutte le direttive di legistica di ricorrere sempre, per quanto possibile, all’abrogazione espressa ;

2)   un’altra diversità tra le due forme di abrogazione è che l’abrogazione espressa  diversamente da quella tacita opera in modo automatico. Si attua nel momento stesso in cui la norma entra in vigore. Come nel caso della modifica testuale, la norma che dispone l’abrogazione è una norma costitutiva, che non prescrive un comportamento, ma produce immediatamente un effetto. L’abrogazione tacita invece è conseguente ad un eventuale giudizio di incompatibilità rilevata in sede di applicazione della norma ;

3)   l’abrogazione espressa opera a livello testuale nel senso che colpisce l’enunciato  con tutti i suoi possibili significati ; l’abrogazione tacita opera a livello di norme, colpisce cioè le norme ricavate dalla interpretazione degli enunciati (Guastini) i quali continuano a sussistere ;

4)   l’abrogazione espressa oltre che singole disposizioni può investire l’intero atto normativo, quella tacita solo singole disposizioni (G.U.Rescigno);

5)   l’abrogazione espressa ha efficacia erga omnes, quella tacita  vale per il singolo caso giudicato ;

6) Il giudice non ha un vero e proprio potere di abrogazione ma soltanto quello di disapplicare la norma incompatibile, anche se la costanza della disapplicazione diventa di fatto una abrogazione. La decisione del giudice non tocca l’enunciato della norma ritenuta incompatibile, il quale continua a sussistere nell’ordinamento.

Il redattore del testo unico, in quanto dotato di potestà legislativa, elimina l’enunciato e con esso tutti i possibili significati. Ma non è detto che l’eliminazione riguardi sempre l’enunciato anteriore in base al principio lex posterior, potendo derivare dalla sistematicità o coerenza logica che informa il testo unico, che la disposizione da eliminare sia quella posteriore. Non è raro il caso  che norme più recenti presentino incongruenze o irrazionalità rispetto alla legislazione precedente, per cui non possono trovare luogo in una sistemazione organica che è propria di un testo unico.

 


[1] E’ pur vero che nel nostro ordinamento la Corte di cassazione ha la funzione di assicurare l’uniforme interpretazione della legge (art.65 R D 1941 n.12), ma ciò non toglie che un giudice inferiore possa motivatamente dissentire o che la stessa Corte muti avviso.